Valerio MIROGLIO – ARCHITETTURE E VORTICI

6-28 settembre 2025

Personalità complessa del panorama artistico nazionale: pittore, scultore, giornalista, poeta, animatore culturale.
Alla fine della guerra, che lo vede impegnato giovanissimo tra i partigiani, inizia a disegnare e dipingere.

Collabora con il circolo culturale ” La Giostra”. Sviluppa l’attività giornalistica che aveva iniziato nelle redazioni di settimanali locali. Dirige riviste di costume e letterarie,
entra nella redazione de “Il Caffè”.   Conosce Fernanda Pivano Giambattista Vicari e altri intellettuali con i quali fonda la rivista “Tam Tam”.

Negli anni ’50 realizza cicli di monotipi a inchiostro su    carta, oli e grandi tele a tecnica mista.

Artista originale ( vicino all’arte concettuale e al citazionismo) attraverso una continua sperimentazione di tecniche e materiali sviluppa riflessioni sul significato dell’arte e sul suo ruolo nella società. Dal 1960 esplora possibilità artistiche offerte da nuovi media non convenzionali. Sperimenta macchinari e materiali : legno, polistirolo, acciaio e plexiglass che lo portano alla scultura.

Negli anni ’70 realizza un ciclo pittorico che ha come riferimento il “Giudizio Universale”; elabora altre sequenze artistiche quali “Concerto per Piano Regolatore Generale del Pianeta Terra”, “Identigod” , “Maelstrom”, “Vortici” e “Architetture”.

Direttore artistico dell’arazzeria Montalbano ha creato “Il bollettino della Vittoria”, il periodico “Il palinsesto” e firmato “Parole d’artista” rubrica dell’edizione astigiana di “La Stampa”

Ass. Costigliole Cultura

CONSIDERAZIONI DI UN AMICO

Per quanto si provi, come testimonia un vasto apparato critico spalmato negli anni, ad aver a che fare con figura, opere e attività di Miroglio, ci si trova costretti a immergere le mani in una materia fluida.  Non a caso, ancora ultimamente, è stata chiaramente evidenziata: “Miroglio, artista concettuale non allineato,  anticipatore del ritorno alla figurazione e della riflessione sulla cultura visuale italiana” cresciuta orfana di qualsiasi formazione accademica e, di conseguenza, non ascrivibile a figure di Maestri o Correnti e persa nella congerie sociale del primissimo dopoguerra.  Ma forse è proprio nei pochi cenni dedicati a quegli anni confusi, segnati da una quasi necessitata e precocissima partecipazione alla lotta di Liberazione, che possono estrarsi gli elementi fondativi del successivo, irregolare e, addirittura, asincronico percorso.

La fame di cultura, intesa nel senso più esteso e panico del termine, può intendersi come l’Accademia di Miroglio: cultura come elemento fondativo della morale e la morale come ragione delle esigenze culturali, tutti elementi, almeno in quei tempi, necessitanti la partecipazione politica, quale unico mezzo di cambiamento ed emancipazione ma anche metodo di analisi della vicenda e dell’essenza dell’uomo.

In questo quadro di premesse, Miroglio sembrerebbe aver iniziato a dipingere, ma, soprattutto, a scrivere, a coltivare quella natura di giornalista militante  che non lo abbandonerà per la vita  ma che in Miroglio sembrano essere parte di un tutto da lui già superato. Così, mentre attorno nascevano e morivano le correnti, le tendenze, i gruppi di artisti capitanati da critici furiosi, il“progettista” Miroglio, in ritiro dal resto del mondo (questo ha sempre voluto dire lo stare nella Asti, quasi suo Borgo natio), questi “agglomerati culturali” li sfiora, frequentandoli, anche assiduamente, collaborando senza mai “iscriversi”.
Importante testimonianza di questa prassi, costante nel succedersi del tempo, è quanto resta del suo archivio, in gran parte disperso ma bastante a permettere di ricostruire, in particolare attraverso l’associazione ai suoi lavori.

Utile ma mai organicamente iscritto alle molte cause alle quali ha partecipato, lo troviamo direttore responsabile di “Tam Tam”, rivista simbolo dello sperimentalismo poetico e dell’azione verbo-visiva.  Vale la pena citare, a questo proposito, una lettera di Adriano Spatola del gennaio 1975 nella quale informa Miroglio di aver ricevuto il Concerto per piano regolatore: “Dal titolo al testo tutto è così insensato da diventare davvero interessante.
Ecco attestata la genesi di uno dei lavori forse più interessanti di questo autore, il libro d’artista che seguì la performance teatrale, rappresentata nel paese di Antignano d’Asti.
Questa azione avrebbe potuto da sola ascrivere l’artista astigiano all’internazionalissima onda del Fluxus.

Miroglio realizzò nel 1973, insieme ad altri autori (Parmiggiani, Ceroli, Bonalumi, Desiato) una serie di multipli.  Tra queste troviamo, nel fondo in questione, il “CDGA. Come Diventare Grandi Artisti”.   L’opera si componeva di un manifesto promozionale, della tessera d’iscrizione e del diploma di una fantomatica Accademia di Belle Arti, laddove, corrispondendo una somma di denaro adeguata, si sarebbe potuto accedere al rango di artista senza avere particolari capacità.

Altro interessante ambito di rapporti testimoniato dal fondo archivistico è quello Pivano-Sottsass, marito e moglie. Presumibilmente il rapporto tra loro nacque nell’ambito della redazione di “Plexus”, della quale la Pivano faceva parte, con Valerio Miroglio (inevitabilmente) Direttore responsabile.
La seconda lettera riveste un particolare interesse: la Pivano ringrazia Miroglio per la  recensione, pubblicata su “Plexus”, di “Pianeta Fresco”, pubblicazione uscita per soli due numeri, uno dei rarissimi esempi di rivista “beat” italiana, caratterizzata dal virtuosismo grafico di Sottsass con l’apporto della Pivano per la parte letteraria .   Nello stesso anno, Ettore Sottsass, scriverà la presentazione per una mostra dell’artista presso la galleria La Giostra di Asti.

Sempre del 1969 (febbraio) fu la partecipazione di Miroglio a “Karnhoval.  Carnevale internazionale degli artisti”, manifestazione svoltasi a Rieti.   Tra i 160 artisti che parteciparono a questo evento di “arte totale”, performance, provocazioni e stravolgimento dei rapporti artista-spettatore.
Successiva all’esperienza di Karnhoval (rassegna che peraltro suscitò aspre polemiche e alla quale Miroglio dedicò un articolo pubblicato sulla rivista “Io”), è una lettera di Corrado Costa, nella quale l’artista reggiano analizza il tema delle ombre, tema al quale Miroglio lavorerà nel corso degli anni ’70 attraverso l’uso di molteplici materiali, come il polistirolo, il legno e il plexiglass, e che l’amico così sintetizza: “è la tua intuizione dell’ombra che occupa tutto, fora i muri […].   L’ombra è viva piena di colore, l’oggetto che sembra vivere è morto […] io credo che alla fine lavorerai tonnellate di ombre per dar vita ad un oggetto”.

Accanto a questa poliedrica attività di sperimentatore, di frequentatore di una molteplice varietà di linguaggi, la natura originaria del cronista militante rimase una costante. La qualifica di giornalista pubblicista, guadagnata alla fine della guerra, quando per anni fu redattore di giornali astigiani legati al Partito comunista, Miroglio la presta a disparate “cause” giornalistiche, assumendosi la responsabilità legale di tante testate, di ambito artistico.    Allo stesso modo il Miroglio giornalista si assunse la “responsabilità” di testate culturali. Oltre al già citato “Plexus”, particolare significato ebbe la partecipazione ad una delle molteplici fasi della rivista letteraria “Il caffè”, longeva creatura di Giambattista Vicari, una delle più significative riviste culturali dell’Italia del dopoguerra.

Tra il 1986 e il 1991 fu Direttore responsabile e redattore di “Palinsesto”, rivista della Biblioteca consorziale astense.
Proprio in questi ultimi anni della sua vita, Miroglio realizzerà un progetto tra i più significativi: il “Bollettino della Vittoria”, rivista della quale vennero pubblicati 41 numeri, tra il 1986 e il 1991, anno della sua morte e, attorno al quale raccolse un ampio e disparato gruppo di collaboratori.
L’anno dopo la chiusura della rivista e la morte del suo fondatore, Sebastiano Vassalli dedicherà un accorato ricordo alla singolare impresa editoriale della quale aveva fatto parte che contiene una consacrazione per il Bollettino.
Il “Bollettino della Vittoria” è l’unica rivista letteraria interessante e leggibile che si faccia in Italia”.
Altra eco che andava lentamente estinguendosi nel paese, la troviamo in una lettera del novembre 1990, a firma di Michele L. Straniero (musicologo, fondatore dei Cantacronache e padre della ricerca sulla musica popolare in Italia): “Nefando Miroglio, cosa ne diresti di un’edizioncina in volumetto con la raccolta di tutti i Bollettini finora usciti?”.

Moltissimi sono gli spunti che potrebbero estrarsi dall’insieme delle carte a noi giunte, che, le molte vicende, i trasferimenti e una quasi “vocazione” alla dispersione, ci hanno restituito in misura ridotta e parcellizzata.
Così, mentre prosegue la schedatura di quanto rimasto, non resta che sperare in un’altra proprietà degli archivi di questa natura che improvvisamente possano ricomparire, restituendo altre possibilità allo spirito di cui sono testimonianza di tramandarsi nel tempo.

Alessandro Santero

Architetture e Vortici 

Dell’artista Valerio Miroglio ammiriamo le opere pittoriche più disparate e tentiamo di concentrare la nostra attenzione su due dei temi a lui cari.

Architetture, trasfigurate nel loro elevarsi sopra il mondo, oltre le immagini consuete, non per dominare ma per essere viste con la meraviglia di chi ne coglie la sacralità. Il colore crea una scia luminosa verso l’alto e permea le forme, il verde smeraldo si fonde col blu, i gialli si aprono la strada tra rosso e verde prato, con la complicità della luce. Trasfigurate perché, persa la materialità si ergono eteriche quasi unidimensionali (un punto da cui partire) pronte ad attraversare lo scoglio della materia.

Caratteristica originalissima di questo artista è l’uso della superfice dipinta come fosse una lavagna su cui scrivere indicazioni, luoghi o riflessioni. Così una singolare traccia bianca crea un percorso ulteriore in cui avviarsi per seguire la sua impronta creativa. Seguiamo, fedeli discepoli dell’arte e nasce devozione all’opera che con le immagini esprime un sentire altro e rende visibile ciò che, ai più è inarrivabile. Fruttuoso contatto con la fonte.

Mentre si rendono percettibili alle lontananze, queste architetture guardano, osservano e abbracciano bonariamente l’affaccendarsi umano. Mostrano la loro pacata e silenziosa forma ad insegnare una maniera pacificata di vivere.

 Vortici. Nel vorticare la materia si espande, microcosmo (atomi) e macrocosmo (galassie) uniti si manifestano a spirale… frammenti si staccano in cerca di altra dimora nell’universo rarefatto, mentre nel centro si condensa, e a tratti si raggruma la materia. Parlando di questo artista, Valerio Miroglio, diremo, si addensa il colore e nella gestualità si esprime il movimento reale o sognato dell’opera. Così, tra sonno e risveglio nasce l’arte di penetrare il vero e portarlo in superfice, alla visibilità, concretando il sogno.

Vortici in cui ci sentiamo risucchiati e portati a profondità inaudite, gorghi di sentimenti si esplicano in materia ruotante e vibrante, forando il supporto in cui è appoggiata con la pittura, per raggiungere l’altezza accogliente del nostro Essere. Così mentre l’artista compie la sua opera con gesto armonico, gocce di colore liquido scendono a simulare le lacrime di sensibile intimità intrise. E ci lasciamo catturare da questo moto circolare come in un gorgo marino che invitandoci sul fondo ci offre tutte le sue naturali ricchezze. Nel silenzio incontriamo la preziosa risposta alle nostre tacite domande e poi…
La grande spinta alla risalita!

Enza Prunotto

A Miroglio

E’ vero
per un pezzo di mare
ci giochiamo la vita
per un mar del Doré
o di Bordighera
è un dettaglio.
non sempre
il brigantino al largo
capeggia con due mani
il terzuolo alle gabbie
e il moskoe-strom
(così come noi lo si chiama)
è sempre lo stesso
persino negli occhi
di una Marianne
indecisa
ma solo nell’ombra
che arriverà dalla rancia vicina.
e sarà il mese di luglio
del novecento **
quando lei
mangerà pesce e la erre
davanti ad un bicchiere di bianco
e al suo cavaliere.

inizierà in quel giorno
il tuo triste naufragio.
racconterai poi
che ti sei salvato
per il barile di poppa
dopo avermi lasciato l’anello.
ma non ti crederanno
gli allegri pescatori di Lofoten

così come non ti crederò io
io tuo fratello

                            Delfino Maria Rosso

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